Abbandono

Io ho paura.

È una paura che si chiama sindrome dell’abbandono. Soffro atrocemente le assenze di chi amo, le piccole assenze. In queste assenze mi ritrovo abbandonata: dentro di me si creano voragini vuote che si riempiono ma che non sono mai piene. Ho bisogno di attenzioni continue, costanti, di essere la prima, al centro, subito, qui, ora. Se le attenzioni non le ricevo, non attendo, ma tendo a ricercarle altrove, perché è impellente il bisogno, deve essere colmato subito; una sorta di emorragia interna da bloccare, tamponare. E mi ritrovo complicata, inquieta, sempre dolorante, sanguinante.

Perché è un dolore, questa sindrome dell’abbandono, una paura che mi sfianca, estenuante. Un palliativo, la solitudine. Ma io non voglio essere sola.

Scritture brevissime

Si alzò dal letto, nella penombra mattutina. Si spogliò ad occhi succhiusi, andò in bagno e aprì il rubinetto. Si guardò allo specchio: i contorni sfumati, nudi, i seni stretti tra le braccia. Sciacquò il viso ancora fresco. Scivolò nell’abito abbandonato sulla sedia, e uscì.